
Grand Palais, Galeries nationales
5 octobre 2011 – 16 janvier 2012
Critiche letterarie e non solo
La donna Donna Summer Se ne va in un momento in cui, per sinistro contrappasso dantesco, viviamo il totale ribaltamento delle magnifiche sorti e progressive, di quel mondo di cui era stata scintillante icona. Ripensare...
Porta un libro in piazza : flash mob freezing style... Mentre con la pazienza dei sassi ascoltiamo le pessime nuove relative al default prossimo venturo e ci avviciniamo alla tragedia greca, ecco un' inusuale occasione per andare in piazza...
Voler Bene all’Italia 2012: piccoli comuni in festa... Forte di numerosi consensi e della convinta adesione di Giorgio Napolitano, il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza rilancia, con Voler Bene all’Italia, l'ambizioso progetto di portare...
Eccesso d’anima: malattia incurabile. Parola di Idolo... In questo tempo sadico di conti che non tornano, leggo autorevoli recensioni a proposito dell' opera prima di Idolo Hoxhvogli " Introduzione al mondo", Scepsi & Mattana, Cagliari. Il giovane...
Se l'astronave di Amazon, Nokia e Trekstor sbarca al... E' tutto un fiorire di ebooks sui rami del 25° Salone del Libro di Torino di quest'anno. Mentre va in scena il pagliaccismo parapolitico, con copioni da cabaret, di questa sventurata...
Category : Mostre

Omaggio di Parigi au Petit Nicolas per il cinquantenario della sua nascita, nell’ambito della retrospettiva “Sempé, un peu de Paris et d’ailleurs” .

| 14 Rue de la Rochefoucauld 75009 Paris |
Quando si dice casa e bottega…..
Bottega, si fa per dire: non meno di 500 mq su 2 piani collegati da una splendida scala a chiocciola, con il cielo di Parigi che preme contro le gigantesche vetrate.
L’ atelier fu fortemente voluto dal Pittore che trasformo’ la palazzina, che gli avevano regalato i genitori , riducendo l’ abitazione vera e propria a vantaggio di uno spazio espositivo destinato ad accogliere la sua opera omnia, il cui primo estimatore fu Théophile Gautier.
Troppo intellettuale la sua arte per essere apprezzata dai piu’, godette invece il favore dell’alta societa’ che lo accolse nel suo entourage. La contessa Greffulhe, che ispiro’ a Proust la duchessa de Guermantes, e la principessa Mathilde, cugina dell’imperatore Napoléon III, amavano riceverlo nei loro salotti.
Ospiti assidui del suo atelier Oscar Wilde, Marcel Proust , Claude Debussy e tutta la jeneusse doree del tempo.
Fu all’amico ed architetto Edouard Dainville che Moreau chiese di modificare la sua palazzina ai piedi di Montmartre, per creare il suggestivo atelier a contatto con le nuvole.
l’1 e il 2 dicembre
presenta le creazioni di
Alena
inaugurazione con vino e tramezzini
giovedì 1 dicembre ore 18,30
Libreria “il Seme” ore 10 – 20
Via Monte Zebio, 3 – 00195 Roma
063728377 – libreria.ilseme@tiscali.it
Seminara semina bene.
Alla ricerca di un nuovo target, su sollecitazione del suo pubblico sfiancato, seppur appassionato, da lacrimevoli prove precedenti, la Seminara coltiva la spiazzante garbata ironia verbale e situazionale a raccontare il quotidiano di Coscia.
Cosciaaaa?
Coscia, o Senza, o Zen, o più banalmente Enza subito ci prende, essendo per molti versi la fotocopia di tutte noi alla ricerca del saldo da Zara , nella dannata ripetitività di caricare la totemica lavastoviglie, nel confronto con amiche più belle, più geniali, più informate, tanto indispensabili quanto rompipalle.
La vicenda si apre in un’atmosfera vagamente surreale col morto a tavola, ma niente paura, cresce robusta nelle pagine la pianticella dell’ ironia, sostenuta da un linguaggio creativo, spesso irresistibile e soffia tra i capitoli la ventata dell’immediatezza del raccontare.
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Category : Mostre

Wow! Ara Pacis versione disco!
Pop imperiale ingenuamente seduttivo, indiscutibilmente propagandistico,visivamente incisivo…anche da molto lontano.
Bella rivincita per l’archeologo Eugen Petersen che primo aveva notato sui resti dell’Ara tracce di colore.
Ma anche per Moretti, che, individuando nel fondo di una coppa dell’Ara, sedimenti di oro, ipotizzava che tutto il monumento dovesse essere colorato.
Fine della discussione per lo scoppio della guerra.
Una sofisticata tecnica illuminatoria, un robusto finanziamento di un gruppo privato, hanno, per una notte, restituito all’Ara i cromatismi che mille anni di permanenza nel sottosuolo del Campo Marzio avevano cancellato dal monumento.
L’immagine monocroma dell’antico, ripresa dal Neoclassicismo, è all’improvviso scomparsa sotto le pennellate elettroniche che hanno steso sui marmi oro, verdi, blu, rossi, frantumando il mito della purezza del bianco, cui siamo succubi dal ’500, restituendo al monumento la forza narrativa del messaggio politico augusteo.

Mercati Traianei
17 Novembre 2011 – 5 Febbraio 2012
Una bomba onirica l’esposizione degli antichi tesori della Giorgia.
Emersi alla luce, dopo 40 anni di scavi, conclusi nel 1997, dai kurgan di Tbilis, dai siti archeologici di Vani e Sairkhe dell’antica Colchide, i 185 preziosissimi pezzi, in esposizione ai Mercati Traianei aprono un’interessantissima prospettiva sulla cultura Trialeti, che si concretizza nelle raffinate produzioni esposte.
Come dire che al di là del mito, della suggestione di immortali tenebrosi racconti legati a Medea Giasone, di epiche sconvolgenti storie di amore e morte, esisteva una materialissima civiltà in grado di produrre già nel IV millennio a.C., splendidi manufatti in oro e bronzo, in gara di raffinatezza e inventiva tecnica ed estetica con il vicino mondo ellenistico.
Orecchini, collane , diademi, pettorali, decori per abiti, lucerne, vasellame, puntali d’asta, testimoniano di sacri riti al sole, di amorevole attenzione alla natura prodiga di frutti, materiali e specie animali puntualmente rappresentati con elegante perizia e orgogliosa consapevolezza.
Gli ori del misterioso regno della Colchide tanto ricco da sollecitare a spericolate mitiche imprese alla ricerca del favoloso vello, sono già stati in mostra al Getty Museum di Malibu, il Fitzwilliam di Cambridge, lo Smithsonian Institute di New York, gli Staatliche Museen di Berlino, ed ora fanno bella mostra di sé nello straordinario spazio dei Mercati Traianei, cuore di Roma Capitale di ieri e di oggi, recentemente restaurati.
http://www.youtube.com/watch?v=11ogkxwQ4Vg&feature=related
Category : Evento

224° anniversario della nascita di Louis Daguerre (November 18, 1787 – July 10, 1851)
Inutilmente cercherete a Parigi, nel Marais tracce del Diorama, il locale dove Daguerre nel 1822, unendo la sua professionalità di scenografo ad un robusto spirito imprenditoriale, aprì un innovativo spazio, ove 350 parigini alla volta, a caccia di emozioni, potevano assistere all’innovativo spettacolo offerto da gigantesche scenografie dipinte su tele trasparenti e montate su un palco mobile.
Buio luci musica davano l’illusione di trovarsi in una vallata svizzera o nella basilica di S. Pietro , a secondo del programma.
Un incendio nel 1832 mise fine allo spettacolo e il locale non fu più ricostruito.
Daguerre aveva esportato la sua invenzione oltre Manica a Londra ma era ormai lanciato sul progetto di trovare innovative tecniche di riproduzione del reale.
Per mettere a punto il quale si avvalse delle sue competenze chimiche, pittoriche e del sodalizio con Niépce, che lo portarono a produrre immagini rivoluzionarie allora, affascinanti oggi.
Category : Cinema

Un meccanismo cinematografico perfetto che si avvale di atmosfere sapientemente ricreate con luci e più ancora con ombre, con tecniche d’avanguardia a rappresentare arcaiche incontrollate distruttive pulsioni umane, il Faust di Sokurov sorprende e sconcerta.
Dopo Moloch, incentrato su Hitler, Taurus, dedicato agli ultimi giorni di Lenin e Il sole che rievoca la figura di Hirohito, ecco Faust per parlare ancora una volta di potere e dei suoi effetti aberranti.
Icona della cultura occidentale all’eterna ricerca di altro/oltre, Faust intuisce la beffa, la truffa ma non arretra davanti alla scommessa, dolorosamente confermando che apprendiamo solo se colpiti da catastrofi, come dimostra la storia dalla guerra di Troia all’attuale tracollo dell’Occidente.
Gran lettore, Sokurov, di Dostoevskij,Tolstoj e naturalmente Goethe, da cui parte per costruire un intrigante lavoro, assolutamente originale nei ricercati inesatti rimandi simmetrici e nelle volute distorsioni dai modelli precostituiti.
Bandita ogni lievità, ogni minimalismo il Regista ci fa entrare in un quadro di Bosch che soggioga e repelle, ove persino la bellezza, colta in virginali fattezze, inquieta e allontana.
L’unico momento di umano relax è la correzione degli errori di grammatica e sintassi disseminati nel contratto dal Diavolo e rilevati con meticolosa sottolineatura da Faust.
E’ un attimo.
Il bellissimo virtuosistico incipit strappa lo spettatore allo spazio aperto e lo trascina giù giù in una dimensione di claustrofobica ansia da cui non si esce più fino alla scena finale, che ci fa vagare con disperante inquietudine dentro un paesaggio di vuoto metafisico, in totale disorientamento, con quell’orrido demonio non abbastanza bene sepolto che, come in un film di Hitchcock, ci aspettiamo salti fuori da un momento all’altro.
Chapeau all’Arte ma, scusate, è troppo per un ordinario pomeriggio al cinema.
http://blog.screenweek.it/2011/08/venezia-2011-il-trailer-di-faust-di-aleksandr-sokurov-136096.php
Category : Teatro

Uno spettacolo incalzante, in grado di creare negli spettatori uno stato mentale di coinvolgente attenzione alle sopraffazioni agli egoismi alle volgarità che ci ammorbano e turbano con crescente intensità.
Pippo Delbono intreccia, con la felice vincente foga e spudoratezza dello sperimentatore, i Generi e li piega alla sua necessità di comunicare, riflettere e far riflettere.
Musica colta, pop, danza, cinema, canto, mimo, letteratura da Dante a Pasolini, passando per Artaud Whitman Kafka Merini, interagiscono a delineare nuove dinamiche e paradigmi culturali.
Azzerati i ruoli, nel susseguirsi di scene apparentemente sconnesse, evocati dalla voce iconoclasta di Delbono, si materializzano, sul palco tra la gente nei palchetti in platea nel loggione, gli straordinari interpreti e, ciascuno a modo suo, con la propria raffinata tecnica e/o la propria parlante corporeità, evoca la quotidiana battaglia per la sopravvivenza.
Abitano lo spettacolo Alexander Balanescu con il suo violino, Marie-Agnès Gillot e Marigia Maggipinto, capaci di tracciare nello spazio indimenticabili ideogrammi corporei, nel segno di Pina Bausch e della sua lezione di etica ed estetica, che pervade la rappresentazione tutta e invita all’uscita dalle gabbie mentali e corporee ( splendida e liberatoria la “danza” di Delbono quando affianca la ballerina).
Lo spettacolo è dedicato a Bobò, piccolo grande uomo reduce da tante battaglie, cui è affidato il compito di umile onesto antiretorico portabandiera di un’Italia, colta in uno dei suoi momenti più bui, evocata con la forza da brivido della voce di Delbono che dice la celebre mai così attuale ( fino a ieri sera???) invettiva dantesca:
“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie ma bordello!”

Uscendo dallo scomposto bagno di folla di Campo di Fiori, ieri sera decido di fare una sosta davanti ai Domenichino di S. Andrea della Valle, avvolti nella penombra della grande Chiesa, altrimenti illuminata a giorno, nel transetto destro della Basilica, ove in quel preciso istante, il pittore Sergio Favotto dichiarava concluso il lavoro commissionatogli, indicandoci come i primi spettatori.
Bello, no?
Non sembri poco in una Roma, che poco distante ci aveva visto spettatori di cartacce per terra, disordine incontrollato del traffico, andirivieni fini a se stessi dei numerosi politici del vicino Palazzo in una giornata ad alta drammaticità economica-istituzionale….
Si tratta di quattro grandi tele che narrano, in continuità sentimentale e stilistica con le opere già presenti nella Basilica, le storie di S. Andrea Avellino.
Colori caldi e vividi, impianto classico, dichiarata adesione sentimentale agli eventi narrati, monumentalità dell’impianto…una ragione di più per una sosta nella famosa Chiesa, alla ricerca benaugurante della favola bella delle 15 pesche miracolose, che ricrescevano già mature il giorno dopo essere state colte.
L’Artista, giustamente orgoglioso, in una dimensione ancora cantieristica tra alcune maestranze e i flash dei committenti, si è fermato a sottolineare i tratti salienti del suo lavoro, che rimandano, con un attento lungo studio ed un’accurata sperimentazione, all’iconografia presente nell’abside.
Succede anche questo a Roma, davvero non è poco mentre, tra l’incredulo sgomento, lo spread corre non si sa dove.

Erano tanti i ragazzi e le ragazzine innamorati di Goliarda che ieri sera hanno prolungato la presenza della Scrittrice su questo pianeta, rispondendo all’augurio dell’ incipit originario dell’Arte della Gioia.
Indiscutibile il merito di Giovanna Provvidenti che, con la felicità e la pazienza del rabdomante, ha saputo ricostruire l’ impetuoso amor mundi di Goliarda, celato dietro l’apparente fragilità della sua indole.
Ospite d’onore emozionato/emozionante il grande Citto Maselli, che ha voluto condividere il suo specialissimo kairos con i presenti, rivivendo la folgorazione del primo incontro con Goliarda, il fantasioso iniziale menage, i rapporti con la dirigenza del PCI (presente al gran completo al funerale della straordinaria madre di Goliarda, Maria Giudice che aveva condiviso il carcere con Terracini); l’ammirazione non sempre lineare di Visconti per le capacità artistiche di Goliarda, transfuga dall’ Accademia di D’Amico, intensa interprete di Pirandello.
Raffinata appassionata d’arte, sensibile conoscitrice dell’animo umano, colto nelle pieghe di affetti tiranni spesso contraddittori spesso familiari, con particolare riguardo all’infanzia non infrequentemente vessata in nome di un discutibile senso dell’amore ( vedere le pagg. dell’Arte della gioia, relative alle considerazioni della protagonista Modesta rispetto all’amore ricattatorio della madre putativa).
Ha piacevolmente concluso l’incontro uan performance multimediale scritta a più mani da M.Arena, G. Providenti, A Salomon, con il cantastorie L. Di Pino e l’attrice Lydia Giordano. → Continue

Martedì 8 novembre ore 18,00
CASA DELLE LETTERATURE
piazza dell’Orologio 3 – ROMA
Incontro con Goliarda Sapienza
Presentazione del libro
“La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza”
di Giovanna Providenti
Villaggio Maori Edizioni
“una biografia rigorosa eppure costruita come un romanzo appassionato”
(Natalia Aspesi nella motivazione del Premio Calvino 2009)
Partecipano:
Maria Ida Gaeta
Rino Caputo
Maria Rosa Cutrufelli
Citto Maselli.
a seguire alle ore 19,30:
l’estratto dello spettacolo
UDITE… UDITE… LA STORIA DI GOLIARDA CHE FU SCRITTRICE!
ideato e diretto da Maria Arena
Testo di Maria Arena, Giovanna Providenti, Andrea Salomon.
Metrica e rima in siciliano Luigi Di Pino.
con la partecipazione
del cantastorie Luigi Di Pino e dell’attrice Lydia Giordano
e il Coro virtuale Evelyn Famà e Cosimo Coltraro
L’estratto dello spettacolo “Udite… Udite… La storia di Goliarda che fu scrittrice!”, è ospite di “Incontro con Goliarda Sapienza” organizzato da “DESCRITTO Festival dell’Editoria Indipendente Terza edizione” e promosso dalla casa editrice “Villaggio Maori” di Catania con il patrocinio del Comune di Valverde, del Comune di Caltagirone e la collaborazione di Casa delle Letterature di Roma. Il festival propone un susseguirsi di incontri culturali che coinvolgeranno tante città italiane come Siracusa, Ragusa, Roma, Milano, Nola e Caserta. Catania, farà da apripista.
L’omaggio a Goliarda Sapienza che prevede due appuntamenti, a Catania il 5 novembre e a Roma l’8 ,si articola in due momenti: la presentazione del libro “La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza”, di Giovanna Providenti, edito da Villaggio Maori.
Il 5 novembre all’incontro catanese introdotto da Angelo Scandurra e coordinato da Stefania Mazzone, partecipano oltre all’autrice anche Maria Arena (regista), Adele Cambria (giornalista e scrittrice), Maria Ida Gaeta (direttrice Casa delle letterature – Roma).
L’8 novembre all’incontro romano coordinato da Maria Ida Gaeta, direttrice Casa delle Letterature, partecipano oltre all’autrice anche Rino Caputo, Preside della Facoltà Lettere e Filosofia Università Tor Vergata; Maria Rosa Cutrufelli, scrittrice; Citto Maselli, regista.
A seguire verrà presentato un estratto dello spettacolo “Udite… Udite…La Storia di Goliarda che fu Scrittrice!”, ideato e diretto da Maria Arena. Nello spettacolo, ancora in fieri, il cantastorie Luigi Di Pino racconta/canta, in metrica e dialetto siciliano e nel tipico stile del cantastorie, i momenti salienti della vita di Goliarda come fosse l’eroina di un ciclo cavalleresco. Le tappe della biografia così cantata sono scandite dalle letture dell’attrice Lydia Giordano, tratte dai romanzi di Goliarda Sapienza, e da due tipologie di video, il primo presenta un coro virtuale nel quale gli attori Evelyn Famà e Cosimo Coltraro si interrogano intorno al tema del ‘destino’ e della ‘gioia’ e il secondo propone alcuni estratti da videointerviste a Citto Maselli, e a Goliarda realizzate da Enzo Biagi (per gentile concessione di Sarah Nicora – Accasfilm).
Ci tiene a precisare la regista Maria Arena che non si tratta di uno spettacolo ma di uno studio e continua “Sono sempre stata affascinata dal declinarsi del tema della rinascita nella biografia di Goliarda e nei suoi testi, a partire da qui abbiamo messo in atto un processo creativo lavorando su forme popolari e tecnologie contemporanee. Ciò che ci proponiamo è la prima tappa di uno studio, e non il debutto di un lavoro concluso. Una prova aperta? Un work in progress? Noi preferiamo chiamarlo un primo contest, luogo di confronto per un processo ancora aperto che mira a una messa in scena.”
La sindrome di Pitkin.
Datato !!! 1932!!! A Short Introduction to the History of Human Stupidity , ed. Bompiani, nella collana Avventure del pensiero, tradotto in 15 lingue, recita così:
a) «il numero degli stupidi è infinito»;
- b) «il potere, negli affari come nella finanza, in diplomazia come in politica, è quasi tutto nelle mani di gente più o meno stupida»;
- c) «nei singoli la capacità va spesso a braccetto con una solenne stupidità, ma il curioso è che quella splende mentre questa si nasconde nell’ombra».
“Ritengo che tre almeno su quattro membri della nostra specie siano stupidi abbastanza, e strabiliante è il numero di coloro che assurgono a dignità, soprattutto in politica….”.
Nel 1932??!!! …Chi era Pitkin? Un prof. americano di psicologia e di giornalismo.
L’editore Bompiani lo conosciamo tutti.
C’è un Valentino Bompiani in giro???
Festival del Cinema di Roma.
0,0001% .Tante le probabilità che Patrick , l’ottimo Benoit Poelvvorde, possa trovare alloggio nel sesto arrondissement.
Ancora più ridotte le opportunità di entrare nel sofisticato salotto dell’algida Agathe, cui presta sembianze e allure la straordinaria Isabelle Huppert, in noioso annoso menage coniugale col fascinoso André Dussolier.
E invece eccolo lì, questo homeless perennemente alla ricerca di sesso e di casa, ove collocarsi con il figlio adolescente, per sfuggire ai servizi sociali, che giustamente lo tallonano, perfettamente a suo agio a dir la sua, con primitiva vulcanica spontaneità che scardina borghesi convinzioni e convenzioni, sull’arte concettuale e gli equilibri emotivi, il vino, il vitto, tutto.
Mentre universi i più diversi possibile entrano in collisione con esiti di irrefrenabile comicità, i figli rafforzano la loro amicizia a scuola, davanti ai videogames, con la forza della loro intelligenza ( decisamente più brillante, per causalità cieca (?) del destino, nel piccolo proletario).
La vicenda si snoda con felice leggerezza, solo verso la fine prende un pò la mano alla regista Anne Fontaine, ma è nel complesso veramente molto godibile.
http://www.cinefil.com/film/mon-pire-cauchemar-2/bande-annonce
8 ottobre 2011- 29 gennaio 2012
Complesso del Vittoriano
Roma
Trent’anni per trovare la sua cifra di artista , passando per stili e tecniche nei quali la sperimentazione resta tale senza mai arrivare a significativi esiti artistici ( tremenda la fase del puntinismo, per non parlare di quella cubista).
Finalmente Pieter Cornelis Mondriaan, sciacquati i panni nella Senna, si sbarazza di vocali, nomi e modelli di troppo e diviene essenziale nel nome e nell’arte.
Abbandonati nell’ordine panni stesi in realistico disordine al vento lungo i canali olandesi, fanciulle colte in floreale metamorfosi, come da complesso manifesto ed elaborazione concettuale, esposta sulla rivista De Stijl, Mondrian, costruisce la poetica e la tecnica per le quale è giustamente famoso.
Molto deludente comunque vedere da vicino la pennellata dei quadri “a griglia”, l’imperfezione della stesura del colore, l’imprecisione della perpendicolarità delle linee, in conflitto con l’assunto concettuale del Padre del design pubblicitario e della dichiarata ricerca della perfezione.

Festival Internazionale del Cinema
Roma
Biblioteca Flaminia
3 Novembre h18,00
Un atto di fiducioso ottimismo il docufilm ” I giovani al Cinecomando” realizzato da Antonella Cecora e presentato ieri alla Biblioteca Flaminia.
Focus sulla gioventù della porta accanto, quella che legge studia ( abbastanza) non dispera sul ” lieto fine” non solo cinematografico.
La giovane filmmaker, che ha ottenuto l’interesse dei principali quotidiani, ha saputo intercettare con sensibilità il pensiero di una marea di giovani di ogni provenienza e classe sociale, presenti al Festival del Cinema di Roma dell’anno scorso.
Brufolo d’ordinanza, sintassi non sempre scorrevole, aspirazioni squadernate con qualche simpatica contraddittorietà, guerra dichiarata a televisione e cinepanettoni, pochi piercing, molta insofferenza per lo star system, moderato spleen postscolastico, decine di ragazze e ragazzi hanno, con apertura di consapevolezza, espresso il loro parere sul mondo nel quale stanno crescendo e dovranno inserirsi.
L’agile montaggio di Simone Damiani ha consentito di ricucire ore anzi giornate di interviste e interventi a ruota libera.
Bel finale, con noti e ignoti tutti simbolicamente sul carpet rosso, a chiedere con brusio crescente di sana ventosa indignazione dantesca: TUTTI A CASA!.
Lunga e dolce vita al nostro Cinema e alla giovane Autrice.