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Casa Moravia come pianeta Worlorn

2016/11/23 - Associazione, Evento di: MG Colombo
Casa Moravia come pianeta Worlorn

Se, massimo di questi tempi, sembra di vivere sul freddo e inospitale Worlorn di Dying of the Light, immaginato da G.R.R.Martin, quando entri in Casa Moravia, è come trovarsi sull’immaginifico pianeta proprio nel momento in cui, per fugace intervallo e favorevoli congiunture astralisi anima di vita calore e festa.

Tanta la garbata accoglienza dei curatori, l’atmosfera immutata dell’ambiente con i vecchi divani shabby chic, sui quali, sia pure nell’invalicabile asimmetria di condizione, segnalata dall’eternamente caustico Flaiano, si viene invitati ad accomodarsi in modo informale, tra i cuscini a piccolo punto ricamati dalla sorella dell’Artista, esotici ricordi di viaggio, ricche librerie e quadri di noti artisti.

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Così è stato anche ieri.

Serata galattica grazie  a Serafino Amato e al suo video Era Moravia, presentato in occasione della mostra Moravia a Roma nel 2003 al Museo di Roma in Trastevere.

Amato, lui stesso amico dello Scrittore e del suo entourage familiare e amicale, raccolse allora in un video di affettuosa immediatezza, ricco più che di ricordi di segni di un’epoca, le parole di chi frequentava l’arioso attico sul Tevere in una indimenticabile stagione.

I nomi sono quelli del gotha artistico italiano a cominciare da Dacia Maraini, compagna di vita e di viaggi, che, annoverando riti e miti dello Scrittore, ha ricordato anche la sua vena favolistica legata alle bellissime Storie della preistoria.

E poi Suso Cecchi D’Amico, ancora sofferente per un’ aspramente contestata critica. Enzo e Flaminia Siciliano, inseparabili da Moravia persino in viaggio di nozze; Citto Maselli, pacificato l’ego, dalla predilizione di Moravia per i suoi cinematografici Indifferenti. Lo haiku sul lavoro di Giosetta Fioroni, la leggerezza degli incontri parigini nelle parole di Alain Elkann.

E ancora Renzo Paris, Antonio Debenedetti, Raffaele La Capria, Carlo Lizzani, Gianni Barcolloni, Sebastian Schadhauser, Nello Ajello, Gianna Cimino, Enzo Golino, Antonio Calende, Paolo Brunatto, Elio Pecora, Silvano Agosti, per finire con la malinconia senza conforto di Laura Betti.

Decisamente privilegiati i contenuti rispetto all’asciuttezza formale quasi amatoriale del video, che, come ha raccontato lo stesso Amato, fotografo di professione e passione, era alla prima esperienza di movie maker, per di più con strumenti elementari.

E tuttavia certe inquadrature e primi piani benissimo hanno sottolineato la commozione e il senso della perdita di quel centro che Moravia aveva rappresentato nel mondo e più ancora in quella Roma allora capitale delle arti, del cinema, della convivialità, location di umori e malumori manifestati con bacchica irruenza ai tavoli di mitiche osterie o esclusivi salotti.

E’ emersa quella Roma dei cinquanta così vivacemente descritta da Sandra Petrignani nel suo Addio a Roma, e colta, con altrettanta malinconia, da Serafino Amato attraverso i tanti testimoni del suo video.

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Nello smemorato presente, irrimediabilmente fuori dal circuito della razionalità, in un paese dove, come diceva Flaiano, tutto viene preso sul serio eccetto le cose serie, un gran bel ricordo quello che Amato ha dedicato ad Alberto Moravia e al suo antesignano irresistibile stay foolish. 

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