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Premio Strega 1952 : Moravia vs Gadda

2017/10/04 - Letteratura, Premio di: MG Colombo
Premio Strega 1952 : Moravia vs Gadda

Ognun sa come andò a finire: 145 suffragi a Moravia, contro i 36 a Gadda, i 29 a Monelli, i 24 a Piatti, e i 22 a Calvino.

Alberto Moravia con I racconti. Bompiani stravinse l’edizione del 1952, pur avendo come straordinari competitors Gadda e Calvino.

Molti forse, però, non ricorderanno il polverone che quell’assegnazione provocò e l’aneddottica che ne seguì.

Così Maria Bellonci:

Ai primi di maggio (1952) erano stati presentati Frassineti, Patti, Calvino, Monelli, Carlo Emilio Gadda, ma all’improvviso l’editore Bompiani fece uscire il primo libro delle «Opere complete» di Moravia, I racconti, nel quale erano appunto riuniti per la prima volta i racconti dello scrittore, composti nello spazio di venticinque anni.
Presentato da Mario Pannunzio e Carlo Muscetta, Moravia fu incluso nella lista e subito si scatenarono le proteste. Non valeva, era un libro composto di scritti già editi. Con attenzione rileggemmo il regolamento; quel libro risultò nuovo perché era un’edizione diversa da tutte e particolarmente significativa, tanto che costituì un’occasione per discorsi critici nuovi.
A questo punto fu però Moravia stesso ad impennarsi e a pregare i suoi presentatori di non farlo concorrere. Rinunciando, indicava il suo libro favorito nel Visconte dimezzato di Italo Calvino. Si riunì il Comitato Direttivo, si ascoltò il parere di un esperto del diritto d’autore e fu detto a Moravia che la sua partecipazione non subiva impedimenti. Egli chiese di pensarci su; e qui accadde il colpo di scena.

I libri di Moravia erano stati messi all’Indice dal Santo Uffizio spingendo lo Scrittore ad entrare in gara.

La schiacciante vittoria di Moravia assunse probabilmente anche il valore di protesta contro il decreto ecclesiastico ed innescò da parte di Gadda una vibrante polemica, non tanto contro il risultato della competizione, quanto contro presunte irregolarità nell’iscrizione del candidato Moravia e contro chi aveva presentato Gadda come il candidato del partito clericale antimoraviano.

Leggiamo Gadda, da una lettera del 7 luglio 1952 a Gianfranco Contini:

Lo Strega è stato conferito a Moravia: giustamente, avuto riguardo al merito generale. Il suo libro è arrivato (a passi felpati) 20 giorni dopo la scadenza del concorso e comprende lavori già editi in volume. Non è giusto accusare di lesa maestà moraviana i concorrenti «ripetutamente invitati» come me. Io non solo mi sono legittimamente iscritto a tempo debito, con libro uscito a tempo debito, ma fino alla scadenza delle presentazione et ultra, ignoravo, come tutti ignoravano, che Moravia avrebbe presentato un libro, auspice la famiglia Cecchi, e col rumoroso codazzo degli strombazzatori di sinistra; i quali hanno pubblicato che le mie Favole sono «sostenute dai preti». Se è Moravia che ha varato questo siluro di tutta puzza, bisogna dire che il suo cervello è quello di un autentico deficiente: e che la spondilite e l’eredolue gli è arrivata alla ipòfisi, o pituita. O è malafede an/aria. 

Controbatte Carlo Muscetta, strombazzatore di sinistra:

Si noti bene: la presentazione era avvenuta qualche settimana prima che il Sant’Uffizio mettesse all’Indice l’autore degli Indifferenti; e poiché è da escludere che Pannunzio o Muscetta abbio amici o informatori fra i prelati della Congregazione, si deve ritenere affatto estranea alla candidatura ogni intenzione polemica contro il noto provvedimento. Ma i suffragi raccolti da Moravia sono stati così larghi da far pensare che, ignorando ogni moralismo e settarismo ecclesiastico, i votanti hanno voluto confermare un giudizio critico ormai acquisito dalla storia della letteratura. Senza Inverno di malato(per citare solo uno dei racconti raccolti in questo volume, che sarà il primo di tutte le opere di Moravia, annunciate dall’editore secondo un piano organico) alla letteratura di questi ultimi trent’anni mancherebbe un vero classico del decadentismo contemporaneo. […] Dare ai suffragi un significato del tutto contingente sarebbe diminuire un omaggio storico allo scrittore. Le parole del Sant’Uffizio passano. Quelle di Moravia (quelle di Moravia artista) restano. Dietro Gadda c’è Piccioni, dietro Piccioni c’è Andreotti, e dietro Andreotti… puntini… eccelsamente vaticani»

Replica furibondo Gadda:

Sì, dietro me e dietro il bel trenino di cazzinculi, ci starebbe il Pacelli! Piccioni mi ha dato gentilmente il suo voto di amico o di buon compagno, come Angioletti «ateo integrale», come me lo hai dato tu. Che c’entra il Papa? Per quanto disastrosa sia l’opinione che un milionario an-ario (come li chiami tu) possa avere di una zitella con tre corone in testa, la pianti di fare il martire del libero pensiero! e di darsi a ritenere come l’unico martire! Io sono martire quanto lui e più di lui: Eros&Priapo non si può stampare. E non ci sono coiti, mentre lui ha potuto inondare di male chiavate i suoi romanzi. L’Indice lo ha messo all’indice, come ha messo all’indice il Pescarese: è il meno che poteva fare, nella pia quanto vana speranza di salvare dal manustupro le sue zitelle e i suoi seminaristi. Macché martire! 

E Moravia?

Moravia ne parla solo dopo quarant’anni nell’intervista autobiografica rilasciata ad Alain Elkann,  pubblicata nel 1990:

Gadda, che concorreva al premio con un suo libro, lo prese come un complotto contro di lui da parte mia, mentre invece fino all’ultimo momento non sapevo nulla né della condanna del papa né del premio Strega; e scrisse a Gianfranco Contini una lettera oltremodo ingiuriosa nei miei riguardi. Questa lettera è tanto più sorprendente in quanto Carlo Emilio Gadda aveva scritto un bellissimo articolo di critica su Agostino e sta a testimoniare la ben nota e dolorosa nevrosi di quell’uomo straordinario. A proposito del Premio Strega voglio qui raccontare un aneddoto che, se Gadda fosse ancora vivo, potrebbe smentire la mia da lui asserita tendenza all’intrigo. Quando pubblicai La disubbidienza, nel 1948, fu subito chiaro che il libro avrebbe potuto facilmente vincere il premio Strega. Tanto facilmente che una mattina mi vidi venire a casa una delegazione di scrittori, capeggiata da Vitaliano Brancati, che mi chiese di ritirarmi dal premio per far vincere un altro concorrente: Angioletti, in quanto la figlia di Angioletti doveva sposarsi e il denaro del premio, in una simile occorrenza, sarebbe stato molto utile. Mi ritirai, sebbene non avessi un soldo; e questo lo dico soltanto adesso perché la lettera di Gadda a Contini è stata recentemente ristampata nell’epistolario curato da Contini stesso. La disubbidienza fu poi invitata da Vittorini per concorrere al premio Saint Vincent, ma soltanto per fare da spalla al libro di un suo allievo, che difatti ebbe il premio. Che debbo dire dei letterati in genere? Meglio tacere.

moravia

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