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Amir Issaa – Vivo per questo – Premio delle Biblioteche di Roma 2017

2017/11/02 - Attualità, Biblioteche di: MG Colombo
Amir Issaa – Vivo per questo – Premio delle Biblioteche di Roma 2017

Amir Issaa
Vivo per questo
selezionato Premio biblioteche di Roma 2017
Chiarelettere, Roma 2017

Con il fascino poliedrico e l’energia eclettica del rapper, attenendosi al suggerimento di Hemingway “Tutto quello che devi fare è scrivere una frase vera”, Amir Issa irrompe sulla scena del premio Biblioteche di Roma e strappa consensi, come portatore di un’etica generazionale nella quale i ragazzi G2, cui lui stesso appartienesi riconoscono, tra brividi e lividi.

Esperto di meccanismi della comunicazione, trasformato dal ragazzino selvatico che era in un bravo cittadino, narghilè e haschish le sue madeleines, si racconta con schiettezza e con l’orgoglio di aver acquisito sopportando l’insopportabile capacità distintiva nel mediare tra aspirazioni e realtà, ribellismo e perbenismo.
Il libro prende forma all’interno di una complessa e per niente scontata storia familiare, in bilico tra influssi paterni negativi, non condivisi ma non disprezzati, (come il protagonista del film di Sam Mendes “Era mio padre”), in bel esempio di rispetto filiale e materna pragmaticità ciociara, che gli ha consentito di evolversi come persona e artista, al di fuori di pericolosissimi schemi parentali e sacchi di denaro nero ammassati nei corridoio di casa.
Di modi per dare unicità all’io, come aspirava fin da ragazzo, Amir ne ha sperimentati tanti: col nome di battaglia Cina, manifesta da subito potenzialità espressive sui muri e i vagoni dei treni metropolitani, a colpi di immaginifico spray.
Inserirsi nella urban Art, come ognun sa, richiede oltre che ispirazioni graffitare, risorse fisiche notevoli per scavalcar la notte cancellate,infilarsi in cunicoli, effettuare defatiganti sopralluoghi, sfuggire alla sorveglianza e ai concorrenti, rubar bombolette spray.

Non mi ricordo neanche quando, forse a 12 anni
Ho preso il primo spray e ho iniziato a fare i danni;
spinto solamente da una forza misteriosa,
non sapevo cosa fosse, ma era meravigliosa;
mi lasciavo andare e da lì i primi casini,
mi sporcavo tutto per costruire i tappini;
facevo sega a scuola mettendomi nei guai,
e tutte le mattine in giro a rubare gli spray;
ricordo i primi treni che ho dipinto in linea A,
in tutta la città l’unico della mia età;
guardo vecchie foto e penso a quante ne ho passate,
a gambe levate per sfuggire alle retate

In forza di tutto questo, si assicura, appena dodicenne, un posto nel gruppo dei writers romani, che, come ironicamente racconta, si conquistano un’imperitura popolarità, ignota ai colleghi d’oltralpe, magari più talentuosi ma vittime dell’efficientismo delle imprese di pulizia e decoro urbano, che eliminano all’alba i loro lavori notturni.
Neanche a New York i treni circolano ricoperti di graffiti per così tanto tempo“, ecco perchè Roma diventa una capitale del writing internazionale, come documentato nella recente bella mostra Cross the Streets al Macro e rievocato con la dovuta ironia da Amir.

L’incessante sperimentazione, all’insegna del volevo creare invece che distruggere, lo vede “imbrattamuri seriale” ( come lo apostrofava chi plaudì alla cancellazione del Bansky dai muri del Palazzo delle Esposizioni, disconoscendo il valore etico/estetico del writing), breaker, e finalmente rapper di successo, in un crescendo di impegno che lo porta a collaborare con Save The Children, Unar, LaFeltrinelli, e a sdoganare scottanti tematiche sul tema delle Seconde Generazioni, cui lui stesso appartiene, nato in Italia da padre egiziano e madre italiana.

 “Non mi devo integrare, io qua ci sono nato
Io non sono mio padre, non sono un immigrato.
Non sono un terrorista, non sono un rifugiato.
Mangio pasta e pizza, sono un italiano”

Chi ama il genere sa che con la sua crew (etc/trv) Amir, cantore consapevole di periferie, interprete di aspirazioni e ricerca di identità,  mescolando la rabbia e speranza, non in forma di sonetti rinascimentali, affronta argomenti di grande attualità, come lo Ius Soli.

Se il suo incisivo lettering non finisce nei cataloghi d’arte della street art, è lui in persona a finire sul tappeto rosso del blasonato festival di Venezia, vincitore del David di Donatello.per la colonna musicale di Scialla!
Il libro racconta in versione mainstream il mondo dell’autore, che nella difficoltà di un contesto urbano allo sbando, davanti a facili derive, sa trarre da fortunati incontri e stimoli suggestioni di positività.
Belle le pagine dedicate al maestro Gianni e il folgorante incontro con i libri, avvenuto nello studio dello psicanalista Lucio Della Seta, allora suo suocero.
E ancora le riflessioni sullo scempio urbanistico della Città e sugli effetti di disintegrazione sociale (“forse eravamo tutti stranieri”)
Inarrestabile Amir sembra al momento impegnato a correggere il suo side project da Power to the people a Power to the book.
Nuova veste, stesso impegno.

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