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Se il Pifferaio si chiama Raptor . Eravamo bambini abbastanza – Carola Susani, ed Minimumfax

2018/02/24 - Letteratura di: MG Colombo
Se il Pifferaio si chiama Raptor . Eravamo bambini abbastanza – Carola Susani, ed Minimumfax

“La vera vita era quella, questa è come un giro di giostra, un esercizio finto”

Sociologicamente temeraria, emotivamente attenta, narrativamente efficace, Carola Susani già in Pecore vive, finalista allo Strega 2007, aveva aperto la via a suggestioni di famiglia e convivenza alternative e antiretoriche.

In Eravamo bambini abbastanza, ( riproposto recentemente in un post da Nicola Lagioia, a suo tempo attento editor del libro), la sua zingaritudine sbatte la porta in faccia alla comfort zone dei figli superprotetti, delle famiglie iperpresenti, e indaga con l’ottica dei bambini e con lo strumento dell’orrido, così caro ai Grimm, i vezzi e le paure di una società narcisistica, che ha perso il senso dell’appartenenza e della solidarietà.
La storia, di stringente attualità e avvincente pathos, è una moderna parabola in chiave minimalista, narrata da Manuel, uno dei protagonisti, cui sono affidati i fatti e i risvolti emotivi.
Eravamo bambini abbastanza,  pubblicato da minimum fax, must read dal 2012, narra di una singolare setta multietnica formata da bambini/e, rapiti da un personaggio inquietante, non solo nel nome.
Si chiama Raptor, è un essere grottesco, invasato, con un confuso progetto rivendicativo, è il mostro da sbattere in prima pagina, non fosse che un’inesplicabile fascinazione sembra legarlo ai rapiti, che, nel lungo on the road per l’Europa, avrebbero potuto sottrarsi a lui.
E invece, a vicenda conclusa, arrivano a rimpiangere questo padre anomalo, educatore alternativo, un pò alla Fernand Deligny, capace, a dispetto della situazione, di creare un gruppo che, suo malgrado, diviene famiglia, nella quale si azzerano le differenze di lingua, origine, abitudini, religione.
Sarebbero piaciuti alla Morante Manuel&Co, che come i ragazzini che lei amava ” sono i soli che si interessano alle cose serie e importanti” e come tali non esitano a infrangere un bel po’ di tabù, ricompilano le graduatorie dei cattivi e dei buoni, dei mostri e degli educatori, dando voce a pensieri inconfessabili:

” ho dodici anni, una famiglia che ci tiene, vado bene a scuola, tutti mi guardano come uno che si è salvato per miracolo, uno che è tornato da un posto peggiore della morte. Ma certe volte mi sveglio di notte e non riconosco la stanza, corro spaventato nella camera dei miei genitori, li guardo mentre dormono e non capisco che ci faccio qui”

Susani, come già Morante, Calvino, Pasolini, insegna ma non ha allievi.
(parafrasando I.Bachmann, a proposito della Storia)

 

 

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