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Streghe della notte, performers senza vanteria al tempo di Stalin

2018/03/29 - Letteratura di: MG Colombo
Streghe della notte, performers senza vanteria al tempo di Stalin

Che Ritanna Armeni fosse attenta e sensibile al mondo femminile russo e ai suoi misteri, già lo si sapeva.
Basta ricordare “Di questo amore non si deve sapere” il racconto della relazione tra Inessa e Lenin

“Di queste donne non si deve sapere”, si sarebbe potuto poeticamente intitolare il suo più recente libro, parafrasando il precedente.
Ponte alle Grazie lo intitola invece, con volitivo piglio editorial/vincente “Una donna può tutto“, mantra più volte ripetuto, in un alone non scevro da leggenda, nel corso del libro da diversi personaggi, a dispetto delle insuperate difficoltà relazionali tra generi e delle odiose limitazioni imposte dalla società maschilista stalinista.

La Armeni, venuta casualmente a conoscenza dell’episodio, si appassiona e ci appassiona all’epopea misconosciuta delle giovani donne russe, note come Nachthexen,Streghe della notte, che ottennero da Stalin, nel 1941, durante la 2° guerra mondiale, su pressione della mitica Marina Raskova,  l’autorizzazione a combattere come corpo interamente femminile nell’Armata Rossa, con biplani di legno e percalle, cabine aperte, nessuna radio, niente paracadute, pattino al posto 3 ruota. Strumentazione di bordo? Bussola, orologio, carta geografica.

Progettati nei ’20, fino ad allora utilizzati per spargere prodotti chimici sui campi, i Polikarpov,  promossi a bombardieri, si trasformarono in armi letali nelle mani di studentesse, infermiere, contadine, pasticciere che, con Hitler a 60 km da Mosca, si mobilitarono volontariamente per difendere la patria.
Tanto mirabolanti le loro imprese da spingere i lettori alla verifica di quanto ricordato su testi precedenti e su qualche raro filmato*.

Perno del libro, le memorie di Irina Rakobolskaya, ormai 96enne, accademica e fisica di fama, che, a Mosca, nel suo appartamento, tra un the e un pasticcino si racconta, libera ricordi, mentre la Armeni raccoglie scampoli di vita, riempie spazi vuoti, ricompone un quadro tutto al femminile di vite straordinarie.

C’è nel libro la giovanissima studentessa di fisica, scarpe ereditate dalla zia, piatto di verdura a pranzo, volentieri sacrificato per un gelato, impegnata in un triangolo sentimentale alla Truffaut, strega volante per vocazione, vice comandante del 588° reggimento per meriti militari.

E ci sono gli addestramenti frettolosi, le difficoltà estreme, le notti all’addiaccio, le vittorie e le sconfitte, i paradossi e i pregiudizi, che a guerra conclusa, emarginarono lei, le migliaia di compagne studentesse, infermiere, radiotelegrafiste, cuciniere e lavandaie, carriste,  sminatrici, aviatrici, tiratrici scelte, impegnate in oltre 1000 notti di combattimenti e incredibili episodi di sprezzo del pericolo.

Irina, seconda da sinistra

Irina, seconda da sinistra

Destino beffardo per un milione di donne archetipo femminile di spirito di adattamento, iniziativa, costanza, audacia, praticità, che non esita a trasformar aerei da granturco in temibili bombardieri e, alla bisogna, in stendibiancheria.

Quel che differenzia il libro della Armeni dai precedenti testi sulle pilotesse è l’attenzione ad una femminilità che non si arrende neanche nelle situazioni più difficili, come evidenzia l’album di disegni, vera graphic novel, amorevolmente conservata dalla Rakobolskaya e mostrata ad una commossa Armeni.
Vademecum dell’universo intimo e solare di queste performers senza vanteria, che dimostrarono, in quel frangente, non solo di essere uguali agli uomini, ma addirittura migliori, senza tuttavia riuscire ad affrancarsi da millenaria discriminazione.

A lettura conclusa, vien da osservare che il titolo dell’ultimo libro di Ritanna Armeni andrebbe corretto in “Una donna può tutto, tranne ottenere la parità di genere”.

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*Vedi filmato “Le Streghe della Notte”  Voyager e Rai News 24

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