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Lia Levi – La sposa gentile

2010/05/29 - Letteratura di: MG Colombo

Nel solco di un clichè narrativo lialesco, con linguaggio agevole ma tanto piano da apparir scolastico, andiamo a conoscere Teresa, ninfa contadina di suprema bellezza e di cervello fino, come da vieto adagio nazional-popolare.
Apparentemente più oggetto k soggetto, la fanciulla non sbaglia un colpo, con nervi d’acciaio ed euclidea sagacia pianifica il suo futuro: cuce il corredo, lavora gratis dalle suore, non la da al primo venuto, punta il padrone, lo insegue, lo precede, lo seduce con un colpo di teatro veramente imperdibile ( pag 43), anke lievemente blasfemo se si vuole, ma à la guerre comme à la guerre….. insomma si mette al posto della madonnina in una certa caverna e si pappa in un sol boccone il ricco banchiere ebreo, che la accoglie “come un tabernacolo”. Imperdibileeeeeeeeeeeeeeee!
Per quanto mi riguarda , non sarei andata oltre, se..se..
° non avessi perso l’aereo,
° non avessi dovuto stazionare 6 ore a LondonGatwick,
° non fossi stata leggermente alticcia per aver frequentato tutte le postazioni free di Pinacolada del terminal…….( scusate la concessione autobiografica).
Sic fata, quindi, riaperto il libro, seguo la vispa Teresa k imperterrita, con la calma dei forti e il denaro del marito, ascende nell’olimpo salottiero della Torino-bene, passando rapidamente da un ostracismo ovvio ad un altrettanto ovvio rifacimento del guardaroba, senza  nessun fremito per il lettore…..  Anna Karenina non abita più qui…
Quando ( raramente) le si da la parola, la Nostra dichiara con folgorante sintesi ( pag. 94)” di non nutrire alcun rimpianto né per la famiglia nè per la religione d’origine…. come potrebbe…. perkè dovrebbe?”
Di banalità sconcertante, non so voi, ma anke io sottoscriverei. Mi viene in mente quel comico k poneva domande tipo ” preferisci un mese in Costa azzurra o un mese al Santo Bono di Napoli”‘?
Grazie al segreto delle ” calzette a due colori”, ( sono perfida e non ve lo racconto) T. riuscirà ad afferrare per le corna persino il rabbino, che la promuove “Eshet Hail”.
E’ fatta, al di là di ogni onesta previsione, il freddo, colto, raffinato banchiere e la fanciulla povera ma bella e ( non sottovalutare il particolare) ottima cuoca navigano verso l’happy end, si con qualche scocciatura di socialisti, femminismo, biennio rosso, financo leggi razziali, che però sostanzialmente non intaccano la prosa e la sposa.
Una pretty woman al tempo del fascismo.

M.Giovanna

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