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Acciaio – Silvia Avallone, classe ’84

2010/09/05 - Letteratura di: MG Colombo

La moda editoriale “dell’esordiente”,  a partire da Jack Frusciante di E.Brizzi , si è consolidata e si arricchisce ad ogni stagione, ma, viste le scarse prove seguenti dei giovani Salinger nostrani , appare sempre più una scaltra operazione di marketing.

Qualcuno ha visto dove son finiti  i pantaloni della Cardella?

L’esordio della Avallone, tenuta a battesimo da Rizzoli  e dalle sua più illustre musa, Dacia Maraini, non si sottrae a tali rumors.

I diritti cinematografici? Già venduti…

 Eppure, però….

Certo il libro ha il piglio gaglioffesco  del reality, la sfrontatezza anche, ma il ritratto di costume delle  persone che” fanno l’acciaio”, chiuse nel perimetro infernale di via Stalingrado, in lontananza siderale l’Elba , che recita la parte dell’isolaknonc’è,  bene restituisce la fatica la precarietà la sottocultura di un gruppo sociale, al di là degli alti  lai dei cittadini di Piombino, sindaco in testa, e con buona pace di biliose  professoresse di Lettere.

Trovo che il paradosso di una società che ha superato il conflitto nevrotico tra norma e trasgressione,  per approdare ad un costante drammatico incolmabile senso di inadeguatezza , sia stato ben rappresentato dalla Avallone che si è avvalsa di un buon ritmo narrativo, nonostante gli stereotipi.

Il linguaggio spesso gergale (“fancazzista” mi mancava!!!! datemi un’occasione! ) si farà ….