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Precious, 150 kg di fatica di vivere

2011/01/03 - Cinema di: MG Colombo
Precious, 150 kg di fatica di vivere

Gabourey Sidibe, l’esordiente protagonista, invade da subito, con la sua gigantesca stazza, lo schermo e, con un effetto debordante, sembra scendere in sala, tanto che ne sentiamo l’afrore e il tremore.

Impossibile non prendere atto della sua fisicità extra -large e di quel che si nasconde dietro, mano mano che si dipana la sceneggiatura premio Oscar, tratta dal romanzo “Push”di Sapphire, pubblicato in Italia dalla Fandango .

Violentata dalla vita sullo sfondo di un cupa America reganiana, si trascina per forza d’inerzia tra lo squallore di casa sua, i vicoli di Harlem,  i tavoli di Mc Donald, una scuola inabilitata ad aiutarla.

Lei ha 16 anni e non sa né leggere nè scrivere, ma ha due figli dal padre e molte sberle dalla madre.

Emarginata tra gli emarginati, fa finalmente un incontro ok, con un’insegnante che sa instillarle il virus dell’autostima, più potente persino del virus dell’ HIV,  che,  siccome, come ognun sa, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, colpisce Precious, alla quale nel frattempo ci siamo legati per la vita.

150 kg di dolore, tenerezza, voglia di uscirne, che son piaciuti a tanti, dall’ Indipendent Spirit Awards, al Sundance e ai Golden Globe, ai  38 festival internazionali che gli hanno assegnato  60 premi .

Premio Oscar a  Mo’nique come attrice non protagonista, nella parte della terribile madre Mary, in un monologo finale da brivido.

Lee Daniels conferma la sua propensione a raccontare storie al limite, con delicato tocco empatico, scevro da fastidiosi retorici atteggiamenti didascalici.

A questo proposito ho trovato geniale l’utilizzo di spezzoni de La Ciociara, a rievocare l’abuso subito dalla ragazza, sottraendolo al contingente, proiettandolo e distillandolo in un altrove filmico.

http://www.youtube.com/watch?v=6S

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