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The King’s speech

2011/02/08 - Cinema di: MG Colombo

Un film di

Tom Hooper

con Colin Firth,

Geoffrey Rush ed Helena Bonham Carter

Quasi un documentario.

Correva l’anno 1939 sullo sfondo di un’ Europa sotto l’ assalto di Hitler.

In casa York non si vivevano momenti sereni  e non solo per le imminenti svolte epocali.

Diciamolo a Giorgio V non dovevano farlo: un figlio impenitente gaudente, l’altro inchiodato ad una penosa balbuzie.

Quando David, naturale erede , rinuncia al trono, travolto da passione imperitura per la pluridivorziata Wallis Simpson, Bertie, duca di York, deve assumersi  responsabilità di governo.

Indole più portata agli affetti domestici, con un handicap gravissimo che si manifesta con una pesante balbuzie, comparsa durante l’infanzia, Bertie si trova a dover assumere pesanti responsabilità, per di più nel momento in cui la BBC lancia i suoi programmi via etere, portando la voce dei protagonisti del secolo nelle case di tutti.

La pratica intraprendenza di Lady Lyon, sua premurosa moglie, e le innovative tecniche di Lionel Logue, logopedista senza titolo ma senza inibizioni, convinceranno il Re a terapie alternative, che gli consentiranno il superamento del problema.

Non nei termini temporali indicati dallo script ma in circa 10 anni, infatti  Lionel Logue iniziò la terapia nel mese di ottobre 1926.

Nel ruolo di Bertie uno straordinario efficacissimo Colin Firth, che smesso l’indimenticabile pullover con alce, si cala con estrema disinvoltura nei panni del Re.

Il film è candidato a furor di critica e di popolo a decine di Oscar.

Sottovoce: a me il Firthissimo era piaciuto di più in A single man…..

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