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Indian Highway, 30 artisti, 60 opere al MAXXI

2011/10/07 - Mostre di: MG Colombo

 Dal 22 settembre 2010 al 29 gennaio 2012
MAXXI
Via Guido Reni, 4/a
Roma

I 30 artisti in mostra ci raccontano un Paese tumultuosamente  faticosamente contraddittoriamente in marcia su avveniristiche  autostrade  sfreccianti, grazie a supporti tecnologici, sugli specchietti retrovisori  di camion surreali, realizzati, a grandezza naturale, in luccicanti tondini di alluminio, con carichi umani in perenne faticosa speranzosa trasmigrazione.

Avevo già visto la mostra alla Serpentine Gallery di Londra in versione ridotta e più centrata sulla sollecitazione strettamente geo-politica, con particolare riguardo all’ elefantiaca burocrazia distillata, nel suo lento inesorabile accumulo di faldoni,  in scrivanie e armadi sgangherati e polverosi.

 Qui esce prepotente l’oggi, incardinato e filtrato dalle  tradizionali tecniche e materiali.

Ironiche e imperdibili le migliaia di miniature in compulsiva conversazione, a raccontarsi e a raccontarci sogni e delusioni; la gigantesca scultura di bastoncini d’incenso in precario profumato effimero equilibrio; il libro che bolle, ma anche la città capovolta, nella quale entrare per provare il brivido dello scomposto inurbamento; i contenitori di alluminio, dentro ciascuno dei quali video  raccontano storie di ordinaria fatica.

Sulla parete di fronte,  in polemico sfacciato contrasto,  la serialità di eleganti utensili in acciaio che, nel loro ordine maniacale  ripetitivo  non utilizzato, raccontano uno stridente spersonalizzato benessere di stampo holiwoodiano.

Un mix umbro-indiano di visionaria grazia è poi la ricostruzione di una porzione di basilica in disfacimento con fioritura di muffe  italiane e  di video  indiani.: attraversarlo per riflettere su incroci emozionali.

Inutile dire quanto lo spazio museale del MAXXI, già  di sè metafora del movimento, si presti a rafforzare la suggestione del viaggio che la mostra propone, anche giocando con la musicalità di sensori qua e là predisposti in effimera casualità.

Mostra a cura di Julia Peyton-Jones,  Hans Ulrich Obrist, Gunnar B. Kvaran con Giulia Ferracci, Assistant  Curator MAXXI Arte, e organizzata in collaborazione con Serpentine  Gallery, Londra e Astrup Fearnley Museum of Modern Art, Oslo, Norvegia

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