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Dopo la battaglia di Pippo Delbono

2011/11/13 - Teatro di: MG Colombo

Uno spettacolo incalzante, in grado di creare negli spettatori uno stato mentale di coinvolgente attenzione alle sopraffazioni agli egoismi alle volgarità che ci ammorbano e turbano con crescente intensità.

Pippo Delbono intreccia, con la felice vincente foga e spudoratezza dello sperimentatore, i Generi e li piega alla sua necessità di comunicare, riflettere e far riflettere.

Musica colta, pop, danza, cinema, canto, mimo, letteratura da Dante a Pasolini, passando per Artaud Whitman Kafka Merini, interagiscono a delineare nuove dinamiche e paradigmi culturali.

Azzerati i ruoli, nel susseguirsi di scene apparentemente sconnesse,  evocati dalla voce iconoclasta di Delbono, si materializzano, sul palco tra la gente nei palchetti in platea nel loggione, gli straordinari interpreti e, ciascuno a modo suo, con la propria raffinata tecnica e/o la propria parlante corporeità, evoca la quotidiana  battaglia per la sopravvivenza.

Abitano lo spettacolo Alexander Balanescu con il suo violino, Marie-Agnès Gillot e Marigia Maggipinto, capaci di tracciare nello spazio indimenticabili ideogrammi corporei, nel segno di Pina Bausch e della sua lezione di etica ed estetica, che pervade la rappresentazione tutta e invita all’uscita  dalle gabbie mentali e corporee  ( splendida e liberatoria la “danza” di Delbono quando affianca la ballerina).

Lo spettacolo è dedicato a Bobò, piccolo grande uomo reduce da tante battaglie, cui è affidato  il compito di umile onesto antiretorico portabandiera di un’Italia, colta in uno dei suoi momenti più bui,  evocata con la forza da brivido della voce di Delbono che dice la celebre mai così attuale ( fino a ieri sera???) invettiva dantesca:

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie ma bordello!”

http://www.youtube.com/watch?v=5H8i-cm6YsM&feature=related

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