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Bertrand Goy présente Un Marsouin au Congo – Pierre de Taillac . Paris 2011

2011/12/28 - Documento di: MG Colombo

 

Affidato al volano della fotografia di copertina, le lieutenant Clément torna tra noi con la sconvolgente testimonianza, relativa alla colonizzazione del Congo, affidata ad un suo manoscritto ritrovato negli anni ’80 e pubblicato per la collana Les Voix Oubliées, ed. Pierre de Taillac.

Sarebbe rimasto uno dei tanti anonimi protagonisti del ” secolo breve” se Bertrand Goy,  attento e profondo conoscitore dell’arte e della storia africana, non lo avesse riproposto, con questo testo, all’attenzione del pubblico, sottraendolo al sottosuolo e all’ombra.

Con la precisione e l’asciuttezza dei Commentarii de Bello Gallico e con qualche efferatezza in più, Lieutenant Clément ci immerge nella fascinosa terribile vastità du bassin de la Sangha del 1902, ove gli tocca, per un’ imperscrutabile decisione della gerarchia militare, ( così ben rappresentata da Buzzati nel Il Deserto dei Tartari), assumere un ruolo di primo piano, che lo strappa alla modestia delle sue competenze di sous-lieutenant e gli impone responsabilità onerose e dolorose.

Non che le condizioni di violenza e complessità con cui avvenne la colonizzazione fossero sconosciute ( valga per tutti Voyage au Congo 1925 di A. Gide), ma la voce di un protagonista, riproposta nell’attuale momento di fortissima tensione politica in Africa, riveste un  particolare valore  e induce a guardare con rinnovata attenzione/preoccupazione allo scenario internazionale.

Fernand Clément,” officier oublié, sans visage ni sépulture”, dietro l’asciuttezza del racconto, non nasconde la vulnerabilità dell’ orgoglio disilluso,  lo stupore dinnanzi alla grandiosa spettacolare bellezza ma anche drammatica arretratezza africana, l’alto quoziente emotivo di fronte a scelte operate con scellerata leggerezza, insipienza e atrocità da militari e corrotti affaristi.

Goy con la competente precisione dello storico traccia un agevole quadro introduttivo, che consente al lettore di seguire la vicenda della colonizzazione africana lontano dagli ingannevoli teatrini che la politica e la cronaca abitualmente e colpevolmente propongono .

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