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La chiave di Sara (s)oggetto di tragedia dal best seller di Tatiana de Rosnay

2012/01/14 - Cinema di: MG Colombo

 

 

 

Sarà  per deformazione professionale, ma più per attitudine temperamentale nel segno  dell’assoluto, del risolutivo, che nella brillante giornalista americana, con il bel volto intenso di Kristin Scott-Thomas, nasce, cresce, lavora irrefrenabile la voglia di  dipanare gli inquietanti dubbi attinenti la casa parigina dei suoceri che con il marito sta ristrutturando.

Il film si svolge su piani temporali distinti, l’oggi e il ’42, che continuamente si intrecciano a creare suspense ed emozione e, grazie al continuo ricorso del flashback e del flashforward, efficacemente ricostruiscono e intrecciano vicende pubbliche e private di ieri e di oggi.

Tutto comincia in rue Santong, nel 1942, ove Sarah Starzynski, la toccante Mélusine Mayanceta, gioca nel lettone con il fratellino Michel inconsapevole di ciò che la follia collaborazionista del regime di Vichy ha macchinato ai danni di migliaia di cittadini francesi.

L’atroce episodio legato al Vel d’Hiv, rimosso dai Francesi per molto tempo, per il quale solo nel 1995 Chirac chiese scusa, che coinvolse 13.000 persone e macchiò la grande tradizione illuminista francese, diventa l’oggetto di un’inchiesta della Giornalista.

Incurante di rassicuranti e rassicurati progetti relativi al suo presente,  Julia Armond decide di ricostruire la vicenda della piccola Sara, dieci anni ai tempi del fatto.

Emergeranno orrori pubblici e privati legati alla deportazione nel Velodromo d’Hiv, scelto dai collaborazionisti come prima tappa della deportazione ebrea e, inaspettatamente, coinvolgenti anche la famiglia del marito della giornalista, che si troverà dolorosamente a mettere in discussione consolidati equilibri emotivi ed affettivi di familiari ed estranei.

La chiave di Sara, (s)oggetto di tragedia, attraversa tempi e spazi ed apre scenari impensati nel vissuto dei protagonisti, ma anche degli spettatori.

Il regista Gilles Paquet-Brenner ha saputo sapientemente adattare al grande schermo il libro di Tatiana de Rosnay senza intaccarne la complessità dei contenuti, che vanno ben al di là del dramma evocato e gettano inquietanti interrogativi sul comportamento umano di coloro che, pur senza responsabilità diretta, condivisero i momenti drammatici di quel 1942.

Non solo in Francia.

La domanda ineludibile dopo la visione del film è: abbiamo una morale capace di farsi carico della ricerca della verità?

Vedi trailer

http://www.luckyred.it/lachiavedisara/

 

 

 

 

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