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!!! 5 David Donatello 5!!! a Cesare deve morire dei fratelli Taviani

2012/05/07 - Cinema di: MG Colombo

Buon momento per il cinema italiano, che appare vitale energico, in grado di farci riguadagnare credibilità culturale. 

Confermato il valore del film Cesare deve morire, già Orso d’oro a Berlino, con ben 5 David Donatello 2012.

Ai Taviani  va la miglior regia e il miglior film.

Hanno contribuito al successo e sono stati perciò premiati:

Roberto Perpignani per il montaggio; Benito Alchimede e Brando Mosca come migliori fonici di presa diretta.

Senza dimenticare la produttrice Grazia Volpi per Kaos Cinematografica, in associazione con Stemal Entertainment, Le Talee, Associazione Culturale La Ribalta, in collaborazione con Rai Cinema.

Anche Habemus Papam ha avuto più di un riconoscimento, oltre che un solido successo di pubblico.

Premiato Pierfrancesco Favino come miglior attore non protagonista per Romanzo di una strage.

Buon momento per il cinema italiano, che appare vitale energico, in grado di farci riguadagnare credibilità culturale. 

Peccato che la politica mantenga un atteggiamento di distrazione verso l’industria cinema e che i nostri autori debbano andare a cercare finanziamenti altrove, vedi Laura Morante, Gianni Amelio.

” Shakespeare anche dietro le sbarre di Rebibbia, anche recitato nei dialetti di appartenenza dei temporanei attori del laboratorio teatrale del regista Fabio Cavalli, mantiene la forza del concetto e si fa veicolo di riflessione. L’ idea registica e scenografica dei Taviani è geniale là dove trasforma lo spazio carcerario in un gigantesco set e lascia che il dramma rappresentato dilaghi nei corridoi lungo i ballatoi nelle celle nei cortili, diventi prevalente pensiero dell’intera struttura carceraria, si appropri della mente non solo dei protagonisti ma di tutto il braccio, compresi i secondini. Animati da qualcosa di grandioso e illusorio senza ignorarne i limiti, che a spettacolo concluso li riconsegneranno alla quotidianità della pena, i carcerati/attori, facce scolpite dal bianco e nero, sofferenza non fittizia, sperimentano la potenza della parola la forza del teatro la fragilità umana. Piegano il pre-testo shakespeariano a raccontare il loro privato. Emozioni incontrollate irrompono tra i protagonisti. Anche tra gli spettatori.

da  www.criticipercaso.it  posted 15-03-2012

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