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Stellarum Opifice rischiara la notte teresina.

2013/08/31 - Attualità, Teatro di: MG Colombo
Stellarum Opifice rischiara la notte teresina.

 Mentre altri si incaricano di falcidiare il FUS, la cultura e la scuola,

l’appassionata sperimentazione di un gruppo di Teresini della

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Compagnia Amici di Lucia e del Coro Polifonico

  ha trasformato, per una sera, le scalette di una storica stritta troncacoddu di S.Teresa, nel chiostro del convento di San Matteo in Arcetri, là dove, con tenerezza filiale, femminile forza e praticità, suor Maria Celeste, al secolo Virginia Galilei, partecipò alla vicenda pubblica e privata del padre.

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Il carteggio intercorso tra i due per un decennio, fil rouge del dramma ideato da Valeria Moretti, evoca il rapporto tra padre e figlia, vittime entrambi della miopia del tempo.

Entrambi reclusi, l’una tredicenne in un convento come figlia illegittima, l’altro scomunicato e sottoposto ad abiura per aver minato, in prometeica eresia, credenze millenarie.

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Paradossalmente, sulla scena, appare più forte e propositiva l’inerme figura della piccola suora, già dipinta dall’oroscopo paterno come

«Laborum et molestarum patientem, solitariam, taciturnam, parcam, propri comodi studiosam, zelopitam».

Mentre Galileo esplora i massimi sistemi, guadagnandosi gli arresti domiciliari, Lei, con pragmaticità femminile, sostiene il padre, trovandogli casa (Villa Il Gioiello, a due passi dal convento), inviandogli frutta candita, colletti inamidati; sostenendolo nell’abbandono dei più e guadagnandosi stima, come testimonia il fatto che Galileo le sottopose la lettera riservata di papa Urbano VIII.

Come altre figlie di padri celebri, ( a caso ricordiamo la figlia di Tintoretto,Tolstoj, Marx, Freud, Manzoni…), si intuisce di vivace intelligenza e desiderio di condividere  le esperienze intellettuali paterne.

” Oh padre mio, voi che con quell’occhiale maraviglioso
le stelle avete avvicinato vicino e anco più vicino,
sapeste come anch’io desidererei prender con la mano
e serrare nel pugno quel che mi appare lontano e d’improvviso
farlo arrivar vicino e più vicino…”

Poco, pochissimo in cambio da quel Padre capace di esplorar “ tutta l’infinita infinità” dell’universo, sollecitato ad esaudire con fanciullesca grazia, piccole esigenze, come selvaggina per le sorelle malate, una coperta per sé, la riparazione dell’orologio del convento, cui incredibilmente lo scienziato al confino accondiscese.

 Spartano l’allestimento di Michel Rocher, che ha utilizzato come quinta lo scabro muro di un vecchio orto teresino, autarchici graniti incombenti sulla scena e il cielo stellato di S.Teresa, cui gli spettatori hanno spesso alzato lo sguardo sollecitati dalla dolcezza e malinconia con cui Stefania Simula ha saputo miscelare la sua onirica performance.

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Partner un sobrio e controllato Andrea Poggi, a rappresentare l’ossessiva sofferente chiusura emozional-sentimentale, dettata dal disperante oscurantismo epocale, cui Galileo dovette sottostare, quando gli fu imposto di abiurare le sue concezioni astronomiche.

  Sullo sfondo, il Coro di S.Teresa ha suggestivamente evocato l’atmosfera atemporale del monastero e dei suoi immutabili riti.

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 Licia Careddu e Sandra Villani, componenti del Coro.

One thought on “Stellarum Opifice rischiara la notte teresina.

chwilowki

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