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Francesco Abate da “chroniqueur sans coeur” a cantore di umanita’

2014/05/28 - Attualità, Letteratura, Librerie, Presentazione di: MG Colombo
Francesco Abate da “chroniqueur sans coeur” a cantore di umanita’

Nella intimistica eppur fornitissima Libreria di rue
du Fabourg Poissonniere,Paris
Abate ha presentato il suo ultimo lavoro “Je demande pardon
ad un gruppo di suoi estimatori vecchi e nuovi

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Una dantesca discesa agli inferi con non scontata
resurrezione del corpo e della mente.

Con sguardo diretto e spesso lucido di emozione, Abate ha condiviso con i presenti l’iter della malattia subdola e terribile insinuatasi nella sua casa contro il Padre e lui bambino di 2 anni

Soggiogati da una scrittura limpida e tagliente come un bisturi,
dalla forza di carattere con cui ha affrontato esperienze estreme,
e piu’ ancora dal messaggio di vitalistico entusiamo modellato su una rinnovata filosofia di vita, Abate ha se-dotto il pubblico
spingendolo, al di la’ della sua vicenda personale  a (ri)considerare
il valore della vita e il senso della sofferenza

006La malattia come sistema di conoscenza, dolorosamente sorprendente rispetto al nostro essere nel mondo e col mondo, con o senza dio, consci di un destino comune.

Glissando sulla descrizione del percorso terapeutico violento irrituale non lineare  che sostanzia molte pagine del libro, oggetto di intense rappresentazioni teatrali, l’Autore ha con humor ricostruito la presa di coscienza dell’ineluttabilita’ della sua malattia, a partire dall’icastica  osservazione dell’amico Valerio Mastandrea:
“Perche’ ‘sto colore ‘e mmerda?”

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Ci ha portato su e giu’ per le strette traballanti scalette di accesso dei vecchi traghetti della Tirrenia, metafora di tanti viaggi della speranza dalla Sardegna al Continente; nelle corsie d’ospedale dove regna la disperante spersonalizzazione dei malati, dove i medici fortunatamente non sono quelli delle performances trashtelevisive, al contrario sono vigili competenti e reclutati solo per merito.
Dove un brano di Marquez puo’ diventare salvifico

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Impossibile non andare con la mente
agli stupefacenti video di Bill Viola in mostra al Grand Palais, quando lo Scrittore ha fatto riferimento alla dimensione temporale in cui vive il malato in cosmica rallentata sofferenza

 Ha con emozionata riconoscenza evocato la figura bella e sfortunata
di Cinzia, la donatrice che gli ha reso possibile la rinascita,
che viaggia con lui ovunque, anche a Parigi, citta’ che per questo cessera’ di evocare per la signora Marietta, madre di Cinzia, episodi dell’entourage familiare di boccaccesco stampo.

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Ha infine duettato con affettuosa confidenzialita’ con l’amica Michela Murgia  e con garbo ha contrapposto alla paladina del disegno indipendentista sardo il melting pot sardonapoletantorinesromano della sua italianissima famiglia

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Commossa fino alle lacrime la Murgia, sollecitata da Abate, ha rievocato la nascita di un’amicizia al tavolo di una pizzeria scrausa in quel di Cagliari, convitata ineludibile l’urgenza di non perdere tempo.

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