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“L’isola delle zie” di Antonio Lubrano

2014/07/30 - Attualità, Biblioteche, Letteratura di: MG Colombo
“L’isola delle zie” di Antonio Lubrano

L’isola delle zie, già isola di Arturo, di Graziella, del boccaccesco Gian da Procida, bypassando Giovenale, Virgilio…, è stata presentata con relazione di largo respiro dal prof. Piero Bardanzellu e introdotta dall’assessore G.Paola Onano,
a Santa Teresa di Gallura nella Piazza del Sapere dall’autore
Antonio Lubrano da Scampamorte.

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Destinatario di innumerevoli lettere di ammiratori per la sua nota attività di censore televisivo ed esperto musicale, coglie l’occasione narrativa di farsi mittente di un’appassionata nostalgica missiva vagamente noir alla
Procida della sua adolescenza e del suo pantheon familiare.

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Carluccio Mazzella, il quindicenne protagonista, procidano per nascita ed indole, pessimo studente ma gran lettore di Tolstoy, Anatole France, Manzoni, Proust,
non ha dubbi: meglio investigare che studiare.

Con lui non vale la filosofia familiare piccolo-borghese del “meglio non dire che dire”
e così si butta anzi crea il 
“caso Matteo”, suo parente con inclinazioni alla don Giovanni,
che la fervida immaginazione di investigatore gli fa presumere
suicida o ucciso per amore. Tertium non datur.

Al di là dell’esile trama, il racconto è un affettuoso omaggio a Procida, alla marineria,
ai profumi della macchia e della gastronomia a base di pesce e insalate di limoni,
ai palazzi dalle facciate acquarellate che “sembrano mettersi in posa”
con i tipici affacci da cui escono le note di Leoncavallo:

In coerenza con il suo ruolo di primo televisivo difensore civico e in sintonia con quel Diogene di cui ha assunto nome e metodo,
ha criticato il sistema editoriale che impone dicktat letterari, ha scagliato strali contro il popolo-webb, la decadenza della lingua italiana uccisa da estremi sistemi comunicativi, giornalisti/scrittori di sospetta prolificità,
senza trascurare di alzar toni contro quello Schettino, metafora vivente di decadenza morale e del peggio che avanza e inesorabilmente affonda il sistema Italia.

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