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Ti ascolto – Federica De Paolis ed. BOMPIANI

2011/10/15 - Letteratura di: MG Colombo

Potenza delle associazioni di pensiero!

Durante una recente cena a casa di amici, reduci da un viaggio all’estero, raccolgo pareri molto negativi sugli estensori della Lonely Planet.

Absit iniuria, ma, quando mi trovo davanti il Tribeca, entro in allarme.

Non a torto non a torto.

Il giovanotto mezzo cecato, a causa di un distacco di retina, è costretto ad abbandonare Shanghai stretta nalla morsa della Sars e a tornare in Italia.

Giunto a Milano, si sistema nell’appartamento vuoto della sorella, ove, complice disservizio Telecom, pratica in modo compulsivo voyeurismo acustico (non si  dice probabilmente, sicuramente non si fa !).

Diego, sebben psicologo, ignora il concetto sartriano di libertà e responsabilità, e comincia alla grande a farsi gli affari degli  altri .

Non solo disattendendo le raccomandazioni della sorella, circa un sollecito a Telecom per la normalizzazione della linea (avojaaa!),

non solo candidandosi ad una bolletta mostruosa, ma entrando a gamba tesa nella privacy altrui e facendosene coinvolgere  fino a punti di non ritorno.

Con modico disagio, sentendosi Batman, vien da dire più nell’ indole che nell’aspetto, Diego  si autoassolve, imputando  al suo essere uno sdradicato, alla sua lunga full immersion in mondi estranei e anaccoglienti, la formidabile infrazione.

Vivere la vita attraverso la vita degli altri, ammette l’ insider living, è frustrante.

Sapesse leggerla.

Anche  la De Paolis ( finalista con Ti ascolto al Pre.mio Biblioteche Roma 2012), se ne deve ssere resa conto, tant’è che ad un certo punto si fa prendere la mano e da il via a fuochi d’artificio, piegandosi alla liturgia del romanzo con botto finale.

Nel giro di 4 pagine 4  Diego scopre:

–  di essersi scopato la sorella,

–  di aver frainteso l’inossidabile rapporto dei genitori,

–  di essere vissuto nell’adorazione della madre, meneghina Giocasta,

–  di aver ingiustamente bersagliato  il padre, modesto Edipo,

–  di essere prossimo a divenire zio di un bimbo concepito col primo venuto dalla di lui sorella,  in stato di ubriachezza ( aaahhbbbèvahhbbbè!) .

Il pathos è perseguito ma  si ferma a un ” vomitar rose” (!?).

Arriva provvidenziale per Diego e per i lettori, squassati dalla logica dell’eccesso spettacolare, un nuovo incarico dalla Lonely Planet, destinazione Goa.

Non male per uno che, con l’ombra di Cavour ( non ci siamo fatti mancare niente), conclude: ” Ma senti che storia”.

Storia che, quando esce dalla cupa meticolosità della trascrizione telefonica, offre  riprese meditate e sintesi efficaci sulle problematiche del personaggio, aspirante scrittore TQ in crisi di identità.

Si citano in seconda di copertina  Auster, Almodòvar.

Ora, sinceramente, umilmente, a parte l’incesto in sé ( mozzafiato in Invisibile), a parte una madre dispensatrice di picconate ( immancabile anche nell’ultimo The skin…) non mi pare che questo romanzo  nel suo evolversi, nella dimensione linguistica richiami il ritmo e l’ efficacia narrativa dei modelli citati.

La De Paolis piace a Marco Lodoli.

Senza ma ?

 

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