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La botica de la abuela Paulina. Etnobotanica Mbya Guaranì.

2013/06/04 - Saggio di: MG Colombo
La botica de la abuela Paulina. Etnobotanica Mbya Guaranì.
Una cultura indigena. I Guaraní del Paraguay.
Approccio interdisciplinare fra medicina tradizionale e linguistica.
a cura di UNI-Cuba
Editore L’Harmattan  
Nel titolo originale il fascino del centinaio di paginette che stimolano l’olfatto del lettore proponendo un viaggio nella foresta pluviale del Paraguay, fra le migliaia di erbe che ancora oggi la popolano, nonostante il selvaggio disboscamento e uso dissennato del suolo,sottolineato in quarta di copertina, da UNI-CUBA dell’Università degli Studi di Torino.
La botica de la abuela Paulina schiude mondi inesplorati e mette in moto suggestive sensazioni olfattive, che rievocano un indimenticabile viaggio nel Paese.
 Abuela Paulina Nunez Kerechu, sciamana ignara del concetto tutto occidentale di accumulo del surplus, con disinteressata sapienza, generosa condivisione di saperi, rispetto e custodia dei boschi, perpetua medicamentose pratiche millenarie, basate sull’uso terapeutico delle erbe, senza trascurare, all’occorrenza, le proprietà formidabili di ragni e api.

Patricia Ayala

Roberto Ayala Hornung

Si deve al decennale impegno di Patricia Ayala, Urbano Palacio, Susana Cingiale, Roberto Ayala Hornung di Madre Tierra, intervenuti recentemente alla presentazione del libro ad Alba, la raccolta di testimonianze dal vivo, relative al mistero erboristico ancora oggi praticato e utilizzato dai nativi.

Poco più di 100000 i Guaranì, che divisi in 530 comunità sparse nelle foreste del Paraguay, oggi ricorrono all’efficacia delle pozioni naturali, preparate con sapiente cura da personaggi come abuela Paulina, che paladina del “tu non vali più di un altro, tu non vali meno di un altro”* continua a percorrere, sotto il battito cadenzato della pioggia tropicale, il suo grande Paese, dedicandosi, come sin da bambina ha imparato dai suoi antenati, alla cura dei malati e delle partorienti.

Rispettosa del divieto di disuguaglianza*, che alligna tra il suo popolo, soccorre chi ha bisogno delle sue pozioni e, quando non basta, da vera opygua, all’ombra di capanne profumate al cedro, con opportuni canti e danze, procede con ancestrale convinzione alla purificazione del postulante.

Incomparabilmente più numerosi coloro che in Giappone, nei paesi del Mercosur e dell’Unione Europea scelgono oggi di affidarsi all’utilizzo delle piante medicinali del Paraguay, ampiamente utilizzate dalla moderna industria farmacologica e cosmetica con evidenti rischi predatori ai danni del territorio.

Il saggio resta sospeso tra suggestione narrativa e documentazione scientifica, ma ha il merito di proporsi come agile strumento divulgativo, sia rispetto alla medicina tradizionale che alla linguistica, con la sezione curata da Hedy Penner, Henry Boyer e Mateo Niro, dedicata alla configurazione pluriglossica del Paese e alla controversa realizzazione della Riforma Educativa (1992).

Le immagini in bianco/nero purtroppo non rendono giustizia alla straordinaria varietà delle specie botaniche in grado di esercitare già solo nei nomi esotiche suggestioni  sul pensiero occidentale. 

** Pierre Clastres antropologo iconoclasta, studioso sul campo di Guarany, Chulupi, Guayki.

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