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Pablo Echaurren e la Biennale del Banal Grande.

2013/06/12 - Attualità di: MG Colombo
Pablo Echaurren e la Biennale del Banal Grande.

Scatenato in marinettiano fuoco d’artificio linguistico, Pablo Echaurren a proposito degli “sbadiglioni” veneziani.

“Le calli, i campi e i sottoporteghi sono invasi dal popolo minuto delle feste, delle inaugurazioni, delle recensioni elemosinate.

“Fate la carità a un bovero bittore bisognoso”.
“Giovane, lasciami passare, se è per l’arte, ho già dato”.

I Padiglioni per non apparire troppo sbadiglioni ospitano opere di cui si dimentica subito il nome dell’autore ma di cui resta impresso il ricordo dell’evento curioso da raccontare. Più sono teatrali e paradossali e maggiore sarà la presa sul passaparola.
Tipo “hai visto quello che fa il barbiere arrampicato sull’albero?”. “Geniale!”.
Il falò delle amenità….

Regna ovunque un clima hipsterico.

I muri muscosi, i marmi merlettati, i selciati calpestati, riecheggiano di “hai visto, sei stato, ti è piaciato?”. Il Canal Grande si trasforma nel Banal Grande di un chiacchiericcio “informato” e scafato sulle novità che offre il mercato.

S’ode a destra un gridolino di piacere, a sinistra risponde un mugolio di soddisfazione, d’ambo i lati lampeggia l’espressione di condivisione di un sapere iniziatico di stampo massmediatico.

È il regno dell’ammiccamento al sofisticato rimasticato, del pensiero preconfezionato, della trasgressione simulata e fotografata per essere postata sui social network.
Trillano e ronzano i telefonini, “ci vediamo al dopomostra, al Guggenheim, chez Prada è una figata”.
Tutta gente che se l’è sudata, che si è conquistata la postazione a forza di gossip di seppia e mangiando pane chic-oria.
Abituata al nuovo sodo, insomma.

Se Filippo Tommaso Marinetti ripudiava “l’antica Venezia estenuata e sfatta… calamita dello snobismo… letto sfondato da carovane di amanti”, la Venezia della Biennale è un buffet scricchiolante sotto il peso di troppe tartine, è una flute di champagnino svaporato e acculturato, un immenso ufficio stampa con funzioni di happy hour.
È qui la festa?
No arti no party!
Ma l’arte non è un pranzo di gala.
O no?

http://www.huffingtonpost.it/pablo-echaurren/uffa-la-biennale-di-venezia_b_3420147.html?utm_hp_ref=tw

One thought on “Pablo Echaurren e la Biennale del Banal Grande.

debora

Grazie all’autore del post, hai detto delle cose davvero giuste. Spero di vedere presto altri post del genere, intanto mi salvo il blog tra i preferiti.

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