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Selvaggia eterna irriverente adolescente.

2013/08/01 - Anniversario, Divertissement, Evento di: MG Colombo
Selvaggia eterna irriverente adolescente.

Ha festeggiato in frisé il suo compleanno, parimenti scatenando ordalie di malmostosi pettegolezzi e peana di adulatoria sottomissione perinde ac cadaver.

selvaggia frisè

Meglio di un antidepressivo il suo blog, che aggiorna in tempo reale su fatti e misfatti di celebrities e/o aspiranti tali, spalanca scenari vipparoleggianti di pronta presa emotiva, sui quali si scaglia con incandescente veemenza o sorprendente comprensione, secondo misteriosi bioritmi, che non mancano di scuotere il web.

Infaticabile tuona contro lanciatori di banane, calciatori, narcisisti compagni, direttori colpevoli di dar spazio a personaggi “utili quanto un set di fiches da borsetta, modalità vip ricca e famosa” (che comunque le dedicano copertina benaugurante).

selvaggia copertina

Non trova simpatica Claudia Galanti, bellezza paraguayana in schizofrenica mercantile relazione pubblicitaria con cubotto termico, non esattamente evocante Cristal e ostriche.

galanti

 Il tempo di inchiodar il signor Metalli alle sue (ir)responsabilità twitteriane, il folto gruppo  affetto da irrisolte problematiche machiste, e via a manifestar solidarietà di genere a donne in lotta con kili di troppo, comprensione a Siani, incidentato a Pompei.

Lei che, come direbbe papa Bergoglio, non è la beata Imelda, patrona de las niñas de Primera Comunión, si fa carico di sfatar luoghi comuni sul peso della popolarità, ma, certificando una certa difficoltà per strabelle famose come lei a trovar fidanzato con soddisfacenti attributi, bandisce un concorsone su LIBERO tra innumerevoli  volenterosi/speranzosi aspiranti (cessi esenti):

si mettano a tavolino a compitar lettere d’amore da inviarle, lei vaglierà e

ad una, una sola risponderà.

Coraggio

  postaselvaggia@liberoquotidiano.it

En attendant, con logica stringente, benefattrice della caciarona galassia femminile, cui deve spiegar tutto,”visto che si vendono più smalti che quotidiani“, si incarica di stabilir protocolli su colori, lunghezze e disegnini vari delle unghie, e pubblica il seguente godibilissimo pezzo.

unghie

http://www.liberoquotidiano.it/news/gossip-moda/1285455/Selvaggia-Lucarelli–da-Emma-a-Fede-Pellegrini–le-unghie-piu-sexy-dell-estate.html

Non meno gustosa la citazione da  “La metafisica dei tubi” di Amelie Nothomb

Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell’orifizio di un lavandino.

Per vivere bisogna essere capaci di non mettere più sullo stesso piano, al di sopra di se stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidere di interessarsi o alla mamma o al soffitto.

L’unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta.”

Chi vuol intender, intenda.

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“D’accordo. L’argomento non è di quelli per cui domani si chiederà un minuto di silenzio negli stadi e neppure una seduta d’urgenza in camera di Consiglio, ma se anche Tania Cagnotto, il giorno della vigilia dei mondiali di Barcellona, twitta una foto dei suoi piedi smaltati sul trampolino ringraziando la nailspa che glieli ha pittati, vuol dire che la faccenda è seria. Vuol dire che lei, in acqua con i piedi da coltivatore di riso, non ci entra. Meglio sbagliare un tuffo che la pedicure. E lo sa anche Federica Pellegrini, l’altra sportiva costretta a primi piani impietosi delle sue estremità, che un giorno sì e uno no sulla sua pagina twitter posta foto delle sue unghie smaltate che infilzano acqua e cuori in egual misura.

Bisogna, insomma, che qualcuno si occupi in maniera scientifica e definitiva del fattore unghie. Che non è poi così trascurabile come sembra, visto che si vendono più smalti che quotidiani, che esiste un programma tv su Real Time, Nail lab, in cui si spiega per mezz’ora come passare lo smalto riuscendo ad appassionare lo spettatore più di Gad Lerner, che i cinesi hanno abbandonato il mercato dell’odore permanente di involtino sulla camicia per quello delle smalto permanente e soprattutto, visto che ormai non ci sono più donne capaci di cuocere un cannellone al forno, ma hanno tutte il fornelletto per unghie a casa. Insomma, il fenomeno esiste e va affrontato con decisione, soprattutto allo scopo di stabilire dei punti fermi su quello che è esteticamente lecito e quello che non lo è in questo spinoso campo in cui le donne dimostrano di avere le idee poco chiare. In cui il genere femminile, tra colori, lunghezze e disegnini vari, ha il vizio di farsi prendere la mano. Dalla manicurista sbagliata, tra l’altro.

I colori
Cominciamo con i colori. Il rosso nelle sue varie sfumature e i trasparenti sono sempre appropriati. Per tutto quello che è pastello, dal rosa agli agghiaccianti azzurrini e quel pistacchio tanto di moda, degno di tutte le fashion blogger consumatrici abituali di crack, meglio evitare se si è già finito il liceo. I colori pastello stanno bene alle Winx e a qualche manga. Stop. Barbara D’Urso li usa abitualmente ma se li può permettere: tanto le unghie, quando intervista, non le tira fuori manco se ha davanti Priebke. I toni fluo, dall’arancio al giallo, che d’estate sbucano come i pinocchietti col fantasmino colorato, sono tollerabili finché non si ha la mano abbronzata da raccoglitrice di pomodori. A quel punto, colori come il fucsia o l’arancio su unghia lunga e mano cioccolata fanno l’effetto lapdancer con abbronzatura spray da nightclub romagnolo. Tra l’altro, sulla pelle scura, il fluo non solo involgarisce, ma invecchia. Piuttosto mangiatevi le unghie fino a rosicchiarvi il metacarpo, ma sembrare Angela favolosa cubista anche no.

La righina bianca
Apriamo la dolorosa questione french manicure. No. Senza postille, eccezioni e asterischi. La lunetta bianca, soprattutto sulle unghie quadrate, fa telefonista erotica prima ancora che lo smalto si sia asciugato. Tra l’altro, si perdoni l’approfondimento, ma il french nasce con l’intento di mantenere l’unghia di un colore naturale celando lo sporco che si nasconde sotto l’estremità dell’unghia. Ergo, il sospetto che sotto la lunetta bianca e candida si nascondano tracce di lardo di Colonnata è sempre lì, che non mi abbandona mai. E ve lo dico io che il french l’ho esibito incautamente il giorno del mio matrimonio (in fase di divorzio ho chiesto l’annullamento alla Sacra Rota con la motivazione «la scelta del french era indicativa dello stato confusionale della sposa», tra l’altro).

Il french è vecchio, superato, volgarotto e se ve lo fate da sole, sappiate che è più probabile riuscire a disegnare una riga dritta con la matita al sesto mojito che una lunetta perfetta col pennellino.

Tra parentesi. La manicure fai da te si fa e ha risultati accettabili ma per una sorta di legge dell’universo, appena passato lo smalto, le nostre unghie trovano uno spigolo su cui sbattere anche nel deserto del Gobi.

Geroglifici
Passiamo alla questione unghie addobbate con disegnini, geroglifici, brillantini, ghirigori, swarovski, fiorellini, mappe di quartiere e cosce di pollo. No. Anche qui senza eccezioni. Le unghie non sono il diario delle medie. E poi fatemi capire: gli uomini già faticano ad accorgersi se siete passate dal liscio al frisè, non penserete possano notare il fiorellino di campo disegnato sull’unghia del mignolo sinistro, mi auguro.

Lunghezza e forma
Problema lunghezza, forma, consistenza. Le unghie troppo lunghe, va detto forte e chiaro, fanno universalmente schifo. Inoltre, a meno che non si possieda una badante filippina pure per lavarsi una tazzina da caffè o per inviare un messaggio con l’iphone che non sia «dnjbfhb», rendono sostanzialmente inabili a compiere qualsiasi azione di pubblica o privata utilità.

La forma può essere ovale, quadrata, arrotondata. L’ovale ormai non lo usa più neanche la Santanchè, il quadrato è tendenzialmente cafone, l’unghia corta/media/medio lunga con la forma arrotondata sta bene a tutte. I piedi con le unghie lunghe fanno l’effetto t-rex e sono tra le cose più antiestetiche del creato dopo le ballerine bianche sudate e sformate ai lati con la sagoma delle cinque dita che si intravede dal tessuto. Non si accettano repliche.

La manutenzione
Sull’utilizzo del gel esistono più correnti di pensiero che sul marxismo. L’unica cosa certa è che va dosato con cura: l’unghia spessa quanto una Pirelli da bagnato, è una chiavica. Poi. C’è un numero limite di volte in cui è consentito ripassare lo smalto quando si sbecca.

La sesta mano di vernice si dà alla carlinga di un aereo da guerra, non alle unghie, per cui dopo un paio di volte, c’è solo una soluzione: acetone. Infine: il colore delle mani va abbinato a quello dei piedi, non a quello della borsa o del semaforo all’incrocio. Non si esce con lo smalto delle mani rosso e quello dei piedi arancione, a meno che non siate l’assistente di un mago e facciate il numero della donna mozzata in due. E con questo è tutto.

Scusate il fervore, ma il buongusto va difeso con le unghie. Rosse e con la forma arrotondata, naturalmente.

di Selvaggia Lucarelli
@StanzaSelvaggia

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