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Narrativa contemporanea? No grazie! by Giulio Mozzi

2015/03/07 - Attualità, Letteratura di: MG Colombo
Narrativa contemporanea? No grazie! by Giulio Mozzi

Eclettico e asciutto, tranchant e minimalista, sempre teso al vento della polemica senza fronzoli e compiacimenti,  se ne esce con queste 10 proposioncine.

Roma, Cimitero del Verano, Colombario (da Wikipedia)

di giuliomozzi

1. Quasi tutto ciò che si pubblica è destinato a finire nell’oblio. Tanto vale anticipare i tempi.

2. Basta farsi un giro al mercatino dell’usato per capire che ciò che oggi ci coinvolge, ci appassiona, ci piace o ci fa andare in bestia – tra pochi anni ci risulterà addirittura estraneo. “Davvero”, ci domanderemo, “ci scaldavamo per ‘sta roba qua?”.

3. E’ una questione di investimento razionale del tempo. Se ho a disposizione un’ora di lettura, mi conviene dedicarla a un’opera che quasi certamente è bella (poiché questa è l’opinione condivisa dai più, e sedimentata nel tempo) o a un’opera che quasi certamente è destinata a finire nell’oblio?

4. Bisogna ammettere che non sono destinati all’oblio solo i libri brutti; ma anche quelli mediocri, quelli interessanti, quelli piacevoli, quelli belli. Sì, anche quelli belli. Solo i capolavori resistono, e mica per l’eternità.

5. Non ascoltate quegli accademici che vi parlano di autori geniali misconosciuti e così via. Il rischio di perdersi qualcosa di fondamentale è basso. Gli accademici sono riesumatori di cadaveri. Lo scrittore buono, per loro, è quello che può generare un certo numero di tesi di laurea; lo scrittore ottimo è quello che può generare un certo numero di tesi di dottorato; lo scrittore genio è quello che può generare una giornata di studi; lo scrittore mostruoso è quello che può generare una giornata di studi con uno o due ospiti non italiani: e così via. Il massimo è lo scrittore che può generare una rivista dedicata solo a lui.

6. Un autore che non influisce sulla letteratura del tempo successivo al suo è un autore trascurabile, per quanto belle o interessanti o piacevoli siano le sue opere. Quindi quasi tutti gli autori del tempo immediatamente precedente al nostro sono trascurabili: e perché mai quelli del nostro tempo dovrebbero fare di meglio?

7. E’ vero che la storia della letteratura, diversamente da come vi hanno insegnato a scuola, dovrebbe essere una storia della produzione e del consumo delle opere letterarie – e non una collezione di medaglioni dedicati agli autori sommi o alle opere-capolavoro. Ma è anche vero che la storia della letteratura è roba da specialisti, mentre la letteratura è per tutti.

8. Se quando entrate in una libreria, zona novità, avete la sensazione di essere in un cimitero preventivo: allora è meglio che vi dedichiate esclusivamente alla lettura dei pochissimi sopravvissuti tra gli scrittori morti.

9. Se poi, come tante lettrici e tanti lettori di questo bollettino, avete in qualche modo che fare con l’editoria o – peggio – la letteratura: è meglio nutrire bene il cervello (e sciacquarlo ogni tanto), che imbottirlo di junk food.

10. Scusate, eh: tra un libro nuovo mio e la possibilità di rileggere e rimeditare, che so, Al poco sole ed al gran cerchio d’ombra o Né più mai toccherò le sacre sponde: ma dite, vi pare che ci sia paragone? (Non c’è, non c’è).

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