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Un topo chiamato Murgia: Dies de Festa.

2013/08/04 - Attualità, Discussioni, Letteratura di: MG Colombo
Un topo chiamato Murgia: Dies de Festa.

murgia 5

“Per me scrivere e fare politica sono la stessa cosa.

Cominciare a raccontare è stato un gesto violento di reazione.

Come fa il topo quando è nell’angolo, hai mai ucciso un topo?

Nelle case di paese quando c’è un topo in casa le donne sanno che bisogna stancarlo. Allora cominciano a battere per terra con la scopa, e lui scappa, e loro battono, e lui scappa, e loro battono ancora finché non si stanca. Quando si stanca rallenta, e finisce in un angolo. Proprio un momento prima di essere colpito il topo, vinto, fa una cosa in apparenza insensata, l’unica che può fare: attacca.

Non importa se tu sei cento volte più grande di lui e stai per ucciderlo:

lui ti si avventa contro, attacca.

Io ero quel topo.

La mia storia è quella della mia generazione. Ho lavorato in una centrale termoelettrica e ho fatto il portiere di notte, ho insegnato a scuola e ho venduto aspirapolveri al telefono in un call centre.

Ti dicono che è flessibilità, diventi un saltimbanco del precariato.

Scadeva un contratto e loro battevano, compromessi, battevano, umiliazioni e ricatti, battevano e battevano.

Allora ho fatto l’unica cosa che potevo ancora fare.

La scrittura come ribellione, un gesto politico.

Se non puoi fare più niente almeno dillo.

Poi sono stata fortunata, certo.

Ho trovato chi ha letto, ho potuto scrivere ancora”.

Michela Murgia

 

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