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Matisse. Arabesque alle Scuderie del Quirinale

2015/05/24 - Mostre di: MG Colombo
Matisse. Arabesque alle Scuderie del Quirinale

“Sono fatto di tutto ciò che ho visto” Matisse

Dunque i colori della bottega di sementi del padre sotto i cieli grigi di Le Cateau Cambrésis, gli arabeschi dei pregiati tessuti onnipresenti nei suoi quadri, i labirintici decori delle sontuose ceramiche arabe, l’essenzialità drammatica delle maschere africane, visti in mostra alle Esposizioni Universali di Londra e Parigi.

I grandi Maestri studiati per anni al Louvre sotto la guida di Bouguereau prima  e poi Gustave Moreau; i viaggi in Marocco a Tangeri, in Oriente, Italia, i soggiorni in Polinesia, a Papeete, sulle orme di Gauguin, immerso nei paesaggi delle isole Tuamotu.

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I 3500 oggetti d’arte maomettana in mostra nel 1910 a Monaco di Baviera, le icone russe viste e ammirate nel 1911 a Mosca per l’allestimento dei pannelli della Danza e della Musica in casa Scukin, suo primo gran mecenate.

Tutto contribuì a farlo uscire da una visione intimistica della pittura e a farlo approdare ad un’estetica fondata sulla sublimazione del colore, il superamento della prospettiva, una stupefacente spazialità ove collocare gli oggetti della sua osservazione in poetico visionario galleggiamento, all’insegna di “lusso, calma e voluttà”.

Dalla partecipazione al Salon d’Automne nel 1905 che aprì la stagione Fauve, sconcertando pubblico e critica, fino alle grandi retrospettive del 1930/31, la sua fama internazionale crebbe e si rafforzò ininterrottamente (Berlino, New York, Parigi, Basilea).

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La curatela di Ester Coen consente il confronto diretto tra le fonti di ispirazione e l’opera matissiana: così le vetrine con le ceramiche ottomane dai toni dell’azzurro e del verde, si spalancano davanti a Gigli, Iris e Mimose, ai ritratti marocchini…le odalische, gli alberi.. testimoniandone la fascinazione per una Natura più evocata che rappresentata, sottratta all’azione banalizzante del materiale.

Veri quadri in movimento, come lui stesso li definì, i costumi studiati per il balletto Chant du Rossignol del 1920, coreografato da Léonide Massine, sulle note di Stravinskij, riportano all’abbigliamento tradizionale asiatico e ne sottolineano l’eleganza ieratica.

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Scuderie del Quirinale
5 Marzo- 21 Giugno
a cura di Ester Coen

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